La Caduta


Roger Scruton nel suo libro “L’Occidente e gli altri” riflette sul valore che accomuna e unisce la civiltà occidentale: il valore della libertà. Nel nome della libertà abbiamo combattuto e sconfitto le derive autoritarie dell’Occidente come il nazismo, il fascismo e il comunismo. Ma come viene declinato oggi un valore così importante per la nostra cultura? E che dire degli altri valori che, come quello della libertà, rientrano nel novero dei cosiddetti “valori universali”?

Simili interrogativi chiamano in causa questioni tutt’oggi aperte nel dibattito culturale. A tali quesiti, ad esempio, è strettamente legato il tema dell’esportazione di quei valori da parte dell’Occidente con particolare riferimento agli Stati Uniti d’America che rappresentano uno degli esempi più amblematici al riguardo.

Basti pensare, a tal proposito, che nel 2000 il “Project for the New American Century” (PNAC) ha pubblicato un rapporto secondo cui gli USA avrebbero dovuto “promuovere la causa della libertà politica ed economica al di fuori dei loro confini”. Nel rapporto si legge che “la leadership USA è un bene sia per l’America che per il resto del mondo”, una leadership che avrebbe richiesto “forze militari, energie diplomatiche” e che gli USA avrebbero dovuto mantenere ed estendere nel mondo.

Uno degli effetti che ben si lega a questa prospettiva è la massiccia partecipazione dei Paesi del Patto Atlantico alle “guerre giuste” combattute in Iraq e in Afghanistan: scopo delle “guerre giuste” era quello di rovesciare i governi tiranni e restituire ai popoli la loro libertà.

Riflettere su come declinaimo oggi i valori universali comporta, quindi, anche un’indagine critica su aspetti che afferiscono da vicino la nostra società, la nostra cultura, le relazioni tra culture diverse. Come considerare, ad esempio, l’apparente cambio di paradigma che traspare dalle parole del presidente americano Biden quando, il 16 agosto del 2021, nel suo discorso alla nazione ha affermato: “Siamo andati in Afghanistan quasi 20 anni fa con l’obiettivo chiaro: prendere coloro che ci hanno attaccato l’11 settembre 2001… lo abbiamo fatto!”.

Ebbene in questo discorso non vi è accenno alcuno ai vaolri universali o a principi di ordine morale in forza dei quali quei conflitti sono stati intrapresi. Non sembra esserci alcun riferimento a quella dottrina che ha ispirato, nel bene o nel male, l’agire statunitense nelle questioni internazionali: “… prendere coloro che ci hanno attaccato l’11 settembre 2001…”.

L’Occidente dovrebbe interrogarsi a fondo sulle motivazioni di un tale cambiamento, passando al vaglio della ragione le molteplici ipotesi: ci siamo forse resi conto di non essere in grado di esportare i nostri valori universali nel mondo? Ci siamo resi conto che questi valori non germogliano ovunque? Oppure abbiamo messo in discussione valori che si ritengono (ritenevano) universali? In altre parole si ripropongono gli interrogativi iniziali di questa mia breve riflessione.

Sembra definirsi nel mondo lo scenario descritto da Samuel Huntinton nella sua celebre opera “lo scontro delle civiltà”: “L’Occidente deve rendersi conto di essere una fra le civiltà e non la civiltà, abbandonare l’idea di una civiltà universale in formazione basata su democrazia e diritti umani e le interferenze in tale materia con le altre civiltà. Deve invece difendere entro i propri confini la propria identità, i propri valori, che non sono e non saranno universalmente condivisi”. Valori, quindi, non necessariamente negati nella loro universalità ma, al tempo stesso, non necessariamente condivisi da tutti.

Ed è proprio all’interno dei confini della civiltà occidentale che si sta consumando il delitto dei suoi valori: non solo non siamo in grado di “esportare” i nostri principi, ma li stiamo anche mettendo in discussione. Perchè sta accadendo tutto questo?

Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI, ha individuato e smascherato il vero nemico dell’Occidente. Gli ha dato un nome: relativismo. Il relativismo è diventato una vera e propria religione, il suo standard viene elevato ad obbligo, si arma di censura - il politicamente corretto - ed orienta la postura occidentale su posizioni arrendevoli e difensive.

Secondo questa religione ogni desiderio può essere elevato a diritto, l’uomo viene de-umanizzato mentre vengono umanizzati gli animali. L’essere umano, colui che è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, a cui si riconosce la sacralità della vita, diventa un ingranaggio sacrificabile alla natura, nel nome della nuova divinità madre terra.

Il relativismo sta privando la nostra civiltà di energie vitali, la rende insicura e la priva delle sue certezze. Riflettere oggi sui nostri valori, quindi, significa inevitabilmente riflettere anche sul relativismo che li minaccia. La risposta alla domanda “come decliniamo oggi i nostri valori ?” appare, pertanto, connotata da una complessità che ci impone un’urgente ricerca delle nostre coordinate culturali: difendere i nostri valori è quanto mai essenziale per difendere chi siamo.

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