Non è tutto "green" quello che luccica.


Non è tutto “ambiente” quello che luccica. Parafrasando l’aforisma di shakespeariana memoria potremmo presentare così l’estrema sintesi di questo articolo.

Il dibattito sui temi ambientali e in generale le politiche tese alla salvaguardia dell’ambiente sono al centro dell’agenda di tutti, o quasi, i Paesi del mondo. La sensibilità che l’opinione pubblica occidentale ha nei confronti di queste tematiche non è questione meramente “accademica”, ma anche e soprattutto pratica. Organizzazioni sovranazionali, Stati, Enti, Fondazioni etc, stanno investendo ingenti risorse finanziarie per contrastare l’inquinamento e le sue conseguenze.

Investire ingenti risorse finanziarie pubbliche e private non sarebbe un problema. Tuttavia se tali risorse sono diffusamente destinate ad un ambientalismo ideologico di stampo progressista e caratterizzato da un dirigismo esasperato, ecco che prende forma il rischio di pericolose derive. Tali forme ideologiche, infatti, pretendono di realizzare programmi e progetti apparentemente perfetti ma che, in seguito, si scoprono “buoni solo sulla carta” mostrando tutta la loro fragilità nel momento in cui si cerca di concretizzarli. Il fatto che immensi capitali si spostino verso la green economy fa si che grandi multinazionali sposino l’entusiasmante visione di un pianeta verde e libero da fonti inquinanti, al punto da spingere tanti Amministratori Delegati a dichiarare che entro il 2030 la produzione di energia “libera da carbone” arriverà a coprire il 40% del fabbisogno nazionale.

L’incantesimo di quella che sembra essere una bella fiaba si spezza nel momento in cui si cerca di realizzare il sogno nel mondo reale. È il caso della rivoluzione del fotovoltaico nel nostro territorio, Latina, dove stiamo sperimentando tutte le contraddizioni di questo malsano approccio ideologico-dirigista al problema ambientale.

Nella città di Aprilia (LT) le richieste di autorizzazioni per impianti fotovoltaici di grandi dimensioni stanno mettendo a rischio il futuro delle coltivazioni agricole dell’agro-pontino tra cui alcune eccellenze agroalimentari: basti pensare al kiwi che rappresenta un prodotto esportato in tutto il mondo e di cui la provincia di Latina è uno dei principali produttori nazionali. A fronte di una energia pulita rischiamo di perdere miglia di ettari di terreno agricolo fertile che sarà difficile recuperare in futuro. Ad Aprilia ci sono attualmente 8 impianti fotovoltaici che coprono una superficie di circa 60 ettari e le nuove richieste andrebbero ad ampliare l’estensione degli impianti di ulteriori 270 ettari. Il costo in termini di erosione del territorio è elevatissimo: per produrre 1 MegaWatt di energia si conta un consumo di suolo pari a 3 ettari.

Le comunità locali non hanno strumenti per difendere in maniera adeguata il territorio. Infatti chi gestisce l’iter autorizzativo dei nuovi impianti, secondo l’ottica dirigista di cui parlavamo in precedenza, è la Regione Lazio. La provincia di Latina subisce quasi passivamente le scelte regionali (al netto delle varie conferenze, consultazioni, pareri, condivisioni) mentre i Comuni svolgo un ruolo del tutto marginale nell’ambito di tale procedimento.

Potremmo fare altri decine di esempi di questo tipo e dimostrare come l’attuale approccio ai problemi ambientali spesso risulta dannoso e poco sensibile alle esigenze delle piccole comunità. Un sano e corretto approccio al problema non può prescindere dalle esigenze sociali e umane degli individui che operano nella natura e nell’ambiente. La conoscenza e l’amore che spinge una comunità a conservare la natura deve essere la principale fonte di ispirazione per programmare, organizzare e in fine realizzare i progetti a tutela dell’ambiente. Un ecologismo sostenibile non può ignorare le piccole comunità.


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