IL NUOVO PD NASCE VECCHIO

Il PD ha un nuovo segretario, nuovo si fa per dire perché in realtà è una vecchia conoscenza del partito democratico. Tutti lo ricorderanno grazie alla renziana frase: “Enrico stai sereno”. Si! Parliamo proprio di Enrico Letta.


Insomma, sembra proprio che il “nuovo” PD nasca già vecchio e non solo per il suo mancato rinnovo della classe politica, ma anche e soprattutto perché si (ri)propongono ricette superate dal tempo e dalla storia.


Letta prende la parola su un pulpito addobbato a festa. Vicino ai microfoni l’unica cosa che si distingue è una borraccia rigorosamente rossa con su scritto “Bella Ciao”. Come se non fosse sufficiente, per essere ancora più espliciti, le prime parole pronunciate dal leader sono: “resistenza” e “liberazione”… Esatto! Come nelle migliori sagre dell’Unità.


L’oratore affronta la platea con una flemma tale che spegnerebbe l'entusiasmo ad un giovane liceale ingozzato d’ideologia marxista a suon di testi sacri comunisti. Cita Papa Francesco, richiama più volte Romano Prodi, padre spirituale del partito, e poi giù con una serie di frasi retoriche scontate sull’Europa, la concordia, la condivisione, la fratellanza… Mancava solo la pace nel mondo e avrebbe raggiunto l’apice del qualunquismo.


Ma andiamo al sodo.

Nell’euforico discorso di Letta non mancano parole come disuguaglianza di genere, disuguaglianza sociale, disparità. Il nostro “Cicerone” dimentica però di citare la disparità tra chi vive iper-tutelato grazie ad aumenti salariali (l’ultimo di 107 euro annunciato qualche giorno fa), tredicesime certe, ferie e malattie garantite, e chi invece vive in una condizione di precarietà al limite della decenza umana: ristoratori, commercianti, partite iva ecc, che fanno fatica ad arrivare a fine mese e con estrema difficoltà affrontano l’ennesima chiusura annunciata dal governo.


Parla del ruolo della donna, e di come questa viene continuamente osteggiata nella società quando c’è da ricoprire importanti cariche (come ad esempio quella di segretario del PD).


Promette battaglia per lo ius soli e vuole dare ai giovani il diritto di voto già a 16 anni, dimenticando il significato di CITTADINANZA, una parola carica di DOVERI prima ancora che di diritti. Per adempiere a questi doveri c’è bisogno che certi valori siano sentiti, condivisi, maturati.


La sua rivoluzione sociale passa attraverso una pseudo riforma in cui le aziende private dovrebbero regalare ai lavoratori parte delle proprie azioni. Il neo segretario ignora evidentemente il significato di RISCHIO DI IMPRESA. Lo schema è chiarissimo: quando le cose vanno male a farsi carico delle perdite devono essere gli azionisti, gli imprenditori, ma se le cose dovessero andare bene allora dovrebbero esse tutti invitati al “banchetto”, sia lo Stato che i dipendenti dell'azienda.

Risparmio il resto del lungo e morboso discorso in cui si chiama a raccolta Emma Bonino (ah! A proposito: è andata via da + Europa), Conte e tutta la ciurma amica (escluso Renzi che amico non è).

Insomma, l’impressione è di un segretario che parla ai salotti, a pochi intimi, a quelli con la casa nei quartieri buoni della città. Un segretario che dimentica gli ultimi (quelli veri !), che invoca il cambiamento riproponendo schemi vecchi di un secolo.

Ha ragione su una cosa però: non serve un nuovo segretario, ma un NUOVO PD.



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